A B C D E F G H I K L M N O P Q R S T U V Z | Indice
Sabbionare. Località, che deve il suo nome e la sua rinomanza alla presenza di sabbia da costruzione. Nel bosco delle Sabbionare, il comune di Fo-za, nel primo dopoguerra, faceva martellare anche parte del suo legname da commercio (A.C.F., Delibere del Consiglio, 8 marzo 1923, n. 502).Sacco. Sulle mappe austriache dell'Ottocento è cosi chiamata la via consortile che, provenendo dai Crani (v.), entra direttamente in Piazza (v.). (A.S.Vi., Foza, Mappe Austriache del 1835 e 1840). Deriva il nome da una località che sta sopra la contrada Cruni, sulla costa della montagna, dove, verso la fine dell'Ottocento è stata scoperta una sorgente d'acqua potabile, che avrebbe dovuto bastare ai bisogni della popolazione della Piazza (A.C.F., Del. Cons. Coni., 1 ottobre 1895, n. 825; 16 marzo 1906, n. 65; io febbraio 1908, n. 213).
Salton. Località della Valgadena (v.), sotto il comune di Foza.
Il 30 aprile 1658, infatti, gli amministratori del comune affittavano a mes-ser Domenico Guzzo « il boscho di Valgadena dalla strada dei Frisoni suso sino al Salton per anni cinque », per farne carbone (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegatti, 30 settembre 1658).
Con ogni probabilità, il toponimo deriva dalla parola latina «saltus», che significa semplicemente Bosco.
San Francesco. Località del Pubel, denominata all'origine Zogo del Pubel (v.) o anche Spil (v.), dove verso la metà del Seicento la comunità di Foza erigeva un oratorio dedicato al Santo di Assisi, con annessa una piccola cella per l'eremita (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegatti, 24 ottobre 1641).
Sassi. Nel Sei e Settecento, erano cosi chiamati gli Scogli o Dirupi caratteristici di San Francesco (v.), del Sasso Rosso (v.) e della Valgadena (v.) (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegatti, 8 marzo 1663). Vedi: Pale.
Sasso Rosso. E una delle montagne più care e sofferte della comunità foze-se, continuamente venduta, riacquistata e rivenduta per debiti, nei secoli XV e XVI, e finalmente riscattata dagli Oro nel 1663 (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegatti, 8 marzo 1663).
Nel Settecento, faceva parte del colonnello di Gavelle (A.S.Vi., Indice dei Protocolli del notaio Michele Lazzari 1755-1806).
Deve il nome antichissimo (coniato, a quanto sembra, non dai teutoni della montagna, ma dagli italiani della Val Brenta) al colore caratteristico delle sue dolomie.
Sbant. Ovvero Declivio o Pendio.
Designa fra altre località anche un sito della Valcestona (v.), sull'estremo lembo della valle, verso gli strapiombi della Valgadena (v.).
Come dice il suo nome (da Schwand = pendio), si tratta di un dolce pendio o meglio di un insieme di dolci pendii, interrotti bruscamente dal salto sulla Valgadena (A.S.Vi., Atto Not. Gianesino Fincati, 18 ottobre 1573).
Sullo Sbant, nel 1573, si trovavano i prati di ser Pasquale Carpanedo (A.S.Vi., Atto Not. Pietro Maino, 30 settembre 1574).
Nel Settecento, per un altro Sbant, passava già la « strada comunale », chiamata appunto «del Sbant», che univa la Valcapra (v.) ai Carpenedi (v.) e ai Chiomenti (v.) (A.S.Vi., Atto Not. Michele Lazzari, 29 giugno 1760).
Nei documenti che lo riguardano, lo Sbant di Valcestona è denominato anche Sbent, Sbentle e Ghesbant (v.)
Sbarbental. O anche Sbarbateti.
E una valle che, dalle spalle del Monte Castelgomberto (v.), scende in direzione nord-ovest verso la fontana dei Tre Pali (v.). Divenuta famosa dalla metà dell'Ottocento, per la contesa confinaria fra Foza e Gallio, per cui, in certi documenti più recenti dell'inizio di secolo, è chiamata anche Contesa Sbarbental (A.C.F., Delib. Cons., 8 marzo 1923, n. 502).
Il destino del suo nome, che all'origine doveva suonare Sberbartal, è emblematico.
Oggi, cosi come suona o viene scritto, è incomprensibile, e non ne sapremmo nulla, se i documenti del passato non ci conservassero (come per altri toponimi cimbri) anche la versione italiana: « valle dello spala-viero » ovvero dello Sparviero. E cosi infatti che lo troviamo tradotto in alcuni documenti notarili del Seicento (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Mene-gatti, 24 luglio 1660; Atto Not. Marco Lunardi, 27 ottobre 1680).
Ma un'analisi più attenta dei documenti più antichi, che configurano fra i confini del Miela, anche una Valneria o Val Scura, ci fa pensare che all'origine del toponimo ci sia stato non uno Sbarbental e neanche uno Sperbartal, ma addirittura un ipotetico Sbartzental, che in cimbro significa appunto Valle nera.
Vedi: Contesa.
Sbatental. Vedi: Sbarbental e Contesa.
Sbentle. Vedi: Sbant.
Sbimental. Località della Valpiana (v.), « sul trozzo che conduce al Torne-che (v.) (A.S.VÌ., Atto Not. Michele Lazzari, 8 luglio 1761).
Cosi come suona, il toponimo potrebbe significare anche Valle del Nuoto (dal cimbro Sbimman nuotare) o anche della Schiuma (dal cimbro Sbimm = schiuma)...
Scaltrini. Zona boschiva, a nord di Tonderecar (v.) e ad est di Lora (v.). Deve probabilmente il suo nome al soprannome di qualche proprietario.
Scaranta. O Scaranto. Montagna che unisce Monte Fior (v.) a Monte Ca-stelgomberto (v.). Brulla e ricoperta di ginepri, come ricorda bene il nome, riconducibile al dialetto vicentino (Scaranto, in vicentino, significa «grosso sasso, scoglio»). È noto e ricorrente nella toponomastica fozese dell'Ottocento il Buso dello Scaranto: voragine aperta dall'acqua piovana sulla nuda roccia calcarea del posto (A.C.F., Del. Cons. Com., 21 gennaio 1896). Vedi: Sorlaro.
Scarpari. Una delle contrade di Gavelle, che nel 1889 si riforniva d'acqua al Pozzo dei Sette (A.C.F., Del. Cons. Com., 22 dicembre 1889). Vedi: Stainer.
Schintegrube. Vedi: Grabo. Il toponimo originale, se cimbro, come pare, dovrebbe essere Schintelngrube, che significa appunto Fossa delle Schin-teln o cortecce d'albero, che servivano a riparare dai venti i "casotti" dei pastori (Vedi: A. Baragiola, op. cit., p. 27).
Screcolo. Il 21 marzo 1891, il consiglio comunale di Foza discute sul nuovo tronco di strada mulattiera, che dalla località Screcolo (v. Piangrande) dovrebbe condurre direttamente a Valstagna, senza passare per la Valvec-chia (v.) e per la Valstagna (v.) (A.C.F., Del. Cons. Com., 21 marzo 1891).
Deve il suo nome alla menda o soprannome della famiglia Chiomen-to, proprietaria da tempo del masetto omonimo, chiamato anche dello Screcolo alle Pale (v.) (A.C.F., Del. Cons. Com., 29 aprile 1899).
Vedi: Piangrande.
Segantini. Vedi: Busa dei Segantini.
Sette Pessi. Vedi: Zebenteller.
Slapeur. Una delle malghe comunali, costruite nell'Ottocento sull'Alpe occidentale del Miela, ai confini del bosco di Posgruba, per valorizzare i pascoli della montagna (A.C.F., Del. Cons. Com., 11 agosto 1893).
Slunf Località nei pressi della contrada dei Téssar di Sotto, in continuazione della Valle del Pubel (A.S.Vi., Foza, Mappa Austriaca del 1835, f. 13).
Il toponimo cimbro, piuttosto comune nel territorio di Foza (Vedi: Slunf della Valcestona (v.), allo sbocco nella Valgadena o quello di Pane-gaia (v.), significa forra, pozza formata nelle depressioni del terreno montano per l'afflusso delle acque (U. Martello Martelar, op. cit, alla voce «Slunf»).
Il 21 febbraio 1894, il consiglio comunale, aderendo all'istanza degli abitanti interessati, approvava la costruzione di una mulattiera che, partendo dalla località Slunf, mettesse nella Valle del Buso (A.C.F., Del. Cons. Com., 21 febbraio 1894).
Sogli. Località boscosa, all'estremo limite sulla Valgadena, solitamente assegnata, almeno nel secolo scorso, per la fornitura del combustibile domestico alle famiglie delle contrade Cranchental, Ori, Chiomenti e Chi-gner (A.C.F., Del. Cons. Com., 7 maggio 1894, n. 660).
Sorlaro. Buca o colatoio della Meletta di Foza (v.) a 1634 metri s.m.: una delle tante che si aprono qua e là nel suolo calcareo delle nostre Prealpi per il deflusso delle acque piovane.
Prende nome dalle « sorle » o chiorle (uccelli simili al corvo), che vi entrano per farvi il nido (Vedi A. Prati, Etimologie Venete, Venezia 1967, alla voce «Zorla»).
Sparviero. O Valle dello Sparviero. Vedi: Sbarhental.
Spil. Una delle alture in cui si articolava, un tempo, la montagna di Miela (v.).
Si trattava di un cocuzzolo, alto m. 1744 s.m., dominante un valico o giogo di montagna, da cui molto probabilmente prende il nome (Dal cimbro Spil = zogo, ovvero Giogo).
Vedi: Giogo del Pubel.
Spil di San Francesco. E cosi chiamata la località dove nel 1641 fu costruita e inaugurata la primitiva chiesetta del Santo d'Assisi (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegatti, 24 ottobre 1641). Vedi: Spil e anche Giogo del Pubel.
Spizche. Denominazione di luogo, piuttosto comune, designante un sito con qualche rilevante spuntone di roccia. Vedi: Cornon.
Staich. E l'antico sentiero che, staccandosi all'altezza del Capitello (v.) dalla strada del Pubel (v.), devia subito a sinistra giù nella Valvecchia (v.), per unirsi alla strada delle Laite (v.) (A.S.Vi., Atto Not. Andrea Fincati, 15 agosto 1531; Foza, Mappa Austriaca del 1835 £ 9 e del 1840 f. 1). Il suo nome, in lingua cimbra, significa semplicemente Sentiero.
Stainer. Ultima contrada del paese, verso la Valgadena (v.) sulla vecchia strada per Enego.
Prende nome da una menda o soprannome dei Menegatti (A.S.Vi., Foza, Mappa Austriaca del 1835, f. 2). Vedi: Scarpari.
Stedelle. O Stédele o Stede: diminutivo di Stadel che in cimbro significa Aia (Vedi: A. Baragiola, op. cit, p. 37S).
Designa, oggigiorno, una stradella sulla costa del Fartineche (v.), che dalla Valcapra (v.) porta agli Oribiasia (v.) (A.S.Vi., Atto Not. Stefano Menegatti, 30 aprile 1712).
Lungo di essa, verso la fine dell'Ottocento, gli abitanti di Foza potevano rifornirsi di sabbia e di pietrame da costruzione, alla condizione tuttavia di non recar danno al bosco (A.C.F., Del. Cons. Com., 21 gennaio 1896, n. 855)-
II toponimo designa anche una località sopra Ribenach (v.).
Steller. Ovvero Stellar. La località e l'abitato, che in cimbro significano Stalle, noti alla toponomastica comunale a partire, per lo meno, dal 1543 (A.S.Vi., Atto Not. Andrea Fincato, 19 agosto 1543), si ritrovano oggi in una valletta laterale della Valvecchia (v.), a ridosso del Fartineche (v.).
Nel Seicento, i proprietari di Stellar erano i Trolli (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegatti, 24 settembre 1658).
Nel Settecento, il toponimo costituiva invece una menda dei Chio-menti: segno che ai Trolli, nel possesso degli Stellar, erano succeduti nel tempo i Chiomenti (A.S.Vi., Foza, Indice dei Protocolli di Michele Lazzari, 1755-1806).
Stellereche. Nell'atto di divisione dei beni patrimoniali dei fratelli Domenico, Paolo e Stefano Marcolongo del 1543, in cui si fa menzione della località Stellar (v.), ci si incontra anche con il Colle degli Stellerò Stellereche, che, evidentemente, è la stessa cosa (A.S.Vi., Atto Not. Andrea Fincati, 19 agosto 1543).
Stichelbec. È un nome storico della toponomastica fozese (dal cimbro Sti-chel = Palo o Pali (da Stecko) e Bec = Via), che designa una piccola valle, al confine fra la Meletta di Foza e quella di Gallio, che accoglie e assorbe l'acqua defluente dalle due alture.
La denominazione ha avuto il suo momento di fama nella controversia fra i due comuni per il Bosco della Contesa, conclusasi all'inizio del secolo (1915) (Sentenza arbitramentale nella causa tra il Comune di Foza e il Comune di Gallio per la Proprietà del Bosco Ecchele di Postgruba 0 Contesa 0 Tre Pali, Vicenza 1915, p. 83).
Vedi: Dristecco e Postgruba.
Stona. È contrada di Foza, sulla via che conduce a Gallio. Dalla sua posizione essa domina l'intera Valpiana (v.).
In passato, nel Settecento, era il quarto colonnello del comune di Foza: iniziava dai Caberlon (v.), giungeva ai Costalta (v.), per finire ai Mercar (v.) in Valpiana (A.S.Vi., Indice dei Protocolli del notaio Michele Lazzari, 1755-1806).
Probabilmente, deve il suo nome alla conformazione dell'ambiente che la circonda (Da Stonach = altura sassosa). E lo passerà, sin dal secolo XV, ad una delle famiglie più antiche di Foza, gli Stona appunto. (Uno degli antenati di questa famiglia, certo Bartholomaeus a Stona, si lascia incontrare a Foza sin dal 1491) (A.S.Vi., Atto Not. Battista Ferrazzo, 15 giugno 1491).
Strada Boara. Vecchia e Nuova. Erano le strade di servizio per entrare e uscire dai boschi dello Sbarbental (v.) coi buoi o i cavalli addetti al trasporto del legname. Sono presenti nella toponomastica del territorio comunale, sino agli inizi del Novecento (A.C.F., Del. Cons. Com., 22 gennaio 1900, n. 98). Poi ogni forma di trasporto dai boschi verrà affidata ai camions.
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Tratte dal libro di Don. Franco Signori "Foza una Comunità una Storia". |