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TOPONOMASTICA SOTORICA

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Pale. Denominazione settecentesca, che viene a sostituire parzialmente quella di Laiten (v.) (A.S.Vi., Foza, Mappa Perimetrale Napoleonica del 1813 e Sommarione). Oltre, infatti, ad indicare le rive (o Laiten) di San Francesco (v.), del Sasso Rosso (v.) e della Valgadena (v.), ne significava anche gli strapiombi.Nella toponomastica fozese, le Pale più rinomate sono quelle Meri­dionali: sotto San Francesco, spesso contese per l'erba e anche per la le­gna da quelli di Valstagna, e sotto il Cornon (A.C.F., Del. Cons. Com., 29 marzo 1887).

Panegaia. Contrada del Sasso Rosso, che prende nome da uno dei so­prannomi dei Biasia, e strada comunale, che da Foza reca al Sassorosso. Nell'immediato dopoguerra, la strada Foza-Panegaia era una delle strade comunali, danneggiate dalla guerra, il cui riatto veniva affidato dal co­mune al Commissariato di Treviso (A.C.F., Del. Cons. Com., 7 aprile I923)-

Parozen Raut. Località del Pubel. Nel 1623 era proprietà dei Cappellari e il comune doveva sequestrargliela perché evasori di tasse (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegatti, 7 novembre 1632). Il suo nome tedesco suona in italiano: Ronco dei Parroci. Vedi anche Pranzeneche.

Peranzani. La contrada, che prendeva nome nel Settecento da questa fami­glia, senz'altro fra le più antiche e distinte di Foza (A.S.Vi., Atto Not. Bat­tista Ferrazzo, 6 marzo 1474), faceva parte del colonnello di Gavelle (A.S.Vi., Indice dei Protocolli del notaio Michele Lazzari, 1755- 1806). Agli inizi dell'Ottocento, essa stava già per essere sostituita dal toponi­mo Gucchia (v.).

Perenraut. In italiano: Ronco dell'Orso. Località e strada in contrà del Pubel, presenti nella toponomastica fozese sin dagli inizi del Seicento (A.S.Vi., Atto Not. Antonio Fincato, 25 ottobre 1629). Nella Mappa Austriaca del 1835 è indicata con questo nome la stra­da comunale che partendo da Téssar di Sopra (v.) scende in direzione sud-ovest, verso la Valpiana (v.) (A.S.Vi., Foza, Mappa Austriaca del 1835, f- 13).

Pertelele. Verso la fine dell'Ottocento, in seguito alla nuova moda di co­struire in pietra anziché, come prima, in legno, la località Pertelele era una di quelle indicate dal consiglio comunale, da dove la popolazione po­teva estrarre pietrame e sabbia per costruire (A.C.F., Del. Cons. Com., 21 gennaio 1896). Il suo toponimo potrebbe essere, forse, avvicinato a Peren (= Orso) e Telele (= Valle) e significare quindi Valle dell'Orso. Vedi: Perenraut.

Peterle Bidè. È probabile sia parola corrotta e stia per Pertele Bidè. Nel qual caso, significherebbe Prati (Biza nel cimbro, o Wiese nel tedesco si­gnifica Prato) del Pertele. Il consiglio del comune nel 1902 deliberava di costruire in questa località un abbeveratoio per le pecore al pascolo (A.C.F., Del. Cons. Com., 18 luglio 1902, n. 322). Vedi: Pertelele.

Pian Grande o Laiten. Breve promontorio lungo l'antica strada delle Lai-ten (v.), sul cui dorso pianeggiante, in direzione sud, passa parte del con­fine di Foza con Valstagna. Deve il suo nome appunto alla forma pianeggiante e alla vicinanza confinaria con Valstagna (A.S.Vi., Foza, Mappa Austriaca del 1835, f. 19). Vedi: Screcolo.

Piazza. La Piazza di Foza e la contrada di questo nome spuntano dai docu­menti sin dalla prima metà del Cinquecento (A.S.Vi., Atto Not. Andrea Fincati, 16 luglio 1542). Ma è evidente che la contrada della Piazza può considerarsi antica quanto la chiesa parrocchiale di Santa Maria, che ne è il punto di riferi­mento. Il colonnello della Piazza, nel Settecento, iniziava dai Gheller Cruni (v.) e terminava al Lampach (v.) e comprendeva una decina di case o gruppi di famiglie fra cui, dopo i Gheller, spiccavano i Lunardi Labental, Vuxi, Scot, Hachi, Attareben, Gechelin e Torneche, i Martini, i Menegat-ti Rus, i Lazzari, i Ceselli, i Contri Venezian, e gli Oro (A.S.Vi., Indice dei Protocolli del notaio Michele Lazzari, 1755-1806). Vedi: Villa.

Pietra dell'acqua. Era cosi chiamato, nel Settecento, un bosco di faggio da carbone, situato negli Zebenteller (v.) (A.S.Vi., Atto Not. Ferdinando A. Omizzolo, 23 ottobre 1740).

Piramide. La località, che prende nome da un monumento ai caduti del­la Prima Guerra Mondiale (1915-1918), si trova sul sentiero che da Lo-ra, passando per la Matta, conduce allo Stazio, nei pressi di Malga Sla-peur.

Plezzi. Toponimo, di probabile origine cimbra, che significa Posti o Poste di pastori (dal tedesco Platz, pi. Plaetze che significa appunto Posti). Nel 1544, in un documento in cui si accenna alle proprietà private di questa località, vi si danno per confini i Lapides de Spiaziis o Pietre confinarie dei Plezzi. Donde si può arguire che il toponimo Plezzi significa luoghi aperti al pascolo comunale (A.S.Vi., Atto Not. Gianese Gaspare, 11 agosto I544)- In effetti i Plezzi, anche in epoca vicina, figurano come « pascoli co­munali», siti in località Ciepar (v.), che il comune mette, di tempo in tempo in affìtto al miglior offerente (A.C.F., Del. Cons. Com., io feb­braio 1908, n. 213). Nel 1922, per venire incontro alle istanze di alcuni abitanti, interessati a trasformarli in terre da coltivo, essi verranno concessi dal comune in enfiteusi, vale a dire, in affittanza perpetua, ad alcuni abitanti della con­trada dei Ciepar, quali Giacomo Gheller, Giacomo Ceschi, Marcolongo Ceciliano ecc.. (A.C.F., Del. Cons. Com., 24 marzo 1922, n. 381). Vedi: Celarge e Comunanze.

Polenti. Contrada della Valcapra (v.), sull'antico sentiero delle Laite. Deve la sua denominazione a un soprannome dei Marcolongo (A.S.Vi., Foza, Mappa Austriaca del 1835).

Posgraba. O anche Posgruba o Postgruba. La località, parte boschiva e par­te pascoliva, è un avvallamento destinato alla posta dei greggi al pascolo sulla montagna di Miela fra Foza e Gallio, divenuta famosa per la contesa confinaria fra i due comuni, accesasi verso la metà dell'Ottocento e dura­ta sino al 1915. La sua denominazione (ma c'è chi la chiama anche Porstgruba e la in­terpreta altrimenti, come O. Brentari, in Guida Alpina ecc. p. 220), do­vrebbe significare, come si è detto, Fossa della Posta. Vedi: Contesa.

Postar. Ovvero Poste. Si trovano menzionate nella Mappa Perimetrale Napoleonica del 1813 e sono ubicate nei pressi di Miela (v.) e di Lora (v.) Si tratta, come dice il nome, di luoghi dove i pastori erano soliti con­durre al pascolo i loro greggi. Vedi: Posgraba.

Posternon. Vasto bosco al posterno, da dove il comune di Foza, negli anni del primo dopoguerra, ricavava parte del suo legname da commercio (A.C.F., Delibere del Consiglio, 8 marzo 1923, n. 502).

Pozza. Nella Mappa Austriaca di Foza del 1840 era cosi chiamata la Pozza di San Francesco (v.), a sud del Corigolo (v.), da dove scendeva verso est la strada comunale del Bisbant (v.) (A.S.Vi., Foza, Mappa Austriaca del 1840, f. 1). Nel 1734, era stata appena aperta e si chiamava ancora Pozza Nova. Ma a Foza di pozze ce n'erano e ce ne sono tante altre, oltre a quella di San Francesco.

Pozza Secca. E cosi denominato uno dei boschi fra la Val Pelosa (v.) e Al­bi (v.), da cui il comune, negli anni del primo dopoguerra, traeva parte del suo legname da commercio (A.C.F., Del. Cons. Com., 8 marzo 1923, n. 502).

Pozzer. Località della contrada e colonnello di Gavelle, presente nella to­ponomastica del comune di Foza, agli inizi dell'Ottocento, e che, come sembra, prendeva nome da una menda dei Gheller (v.) (A.S.Vi., Foza, Mappa Perimetrale Napoleonica del 1813 e Sommarione, xcix).

Pozzetta. O Possetta. Piccola Pozza di montagna per l'abbeveraggio del bestiame, a mezza strada fra la Malga Fratte (v.) e la Busa dei Segantini (v.) (A.C.F., Del. Cons. Com., 23 settembre 1894).

Pranzeneche. Il toponimo, la cui ubicazione rimane incerta (da Parozen + Ecche? Col dei Parroci?), ma che con ogni probabilità si rifa ai Peranzani, chiamati anche Pranzani (da Peranzen + Eche = Colle dei Peranzani). Compare in un atto di divisione dei beni dei fratelli Bortolo, Tommaso, Gianese e Bastian Stona fu Francesco del 24 settembre 1625 (A.S.Vi., Atto Not. Antonio Fincati, alla data). Vedi: Parozen Raut.

Pria in Pie. Località boschiva, lungo il sentiero che collega la Val Pelosa (v.) con lo Stazio di malga Slapeur. Da questa località il comune, nel pri­mo dopoguerra, traeva parte del suo legname da commercio (A.C.F., De-lib. del Cons., 8 marzo 1923, n. 502). Prende nome da una grossa pietra, che sembra posta «in piedi».

Prontal. O Pruntal: Valle della Fontana (v.). Il nome di questa località, vicina ai Ceschi e ai Ronar, vivo e presente nella toponomastica fozese del Cinquecento (A.S.Vi., Atto Not. Anto­nio Fincati, 28 dicembre 1597), nel Seicento e più ancora nel Settecento, va perdendo piede (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegatti, 21 luglio 1652; 13 novembre 1633; Indice dei Protocolli del notaio Michele Lazzari 1755-1806), sino a scomparire del tutto nei secoh seguenti (A.S.Vi., Foza, Mappa Perimetrale Napoleonica del 1813 e Mappe Austriache del 1835 e 1840). Vedi: Fontana.

Pruncostalt. È una valle che scende nella Frenzela (v.) ed ha alla sua destra la strada comunale del Rostaich (v.) e alla sinistra quella consortile dei Mercar (v.). Il suo nome compare nella mappa austriaca di Foza del 1840 (A.S.Vi., Foza, Mappa Austriaca del 1840, f. 12). Non ha nulla a che vedere con Costalta. Del resto, la sua grafia originale è quella che si può riscontrare in un atto di locazione del 1551, dove si legge chiaramente Pronchstal (da Prunche = fontanella + Tal = valle) che significa Valle della Fontanella (v.) (A.S.Vi., Atto Not. Andrea Fincati, 11 gennaio 1551).

Prunebalt. O anche Prunbalt. Il Pruntal (v.), nel Settecento, aveva un bosco, chiamato appunto Bosco della Fontana (v.) o Prunebalt. La sua doveva essere una fontana di prestigio, degna di cura e attenzio­ni da parte del comune, se è vero che il 2 agosto 1739, gli amministratori locali si accordavano con « mistro Zuane fu Marco Lazzari » per restau­rarne il volto o arco architettonico per ducati 13 da lire 6 soldi 4 (A.S.Vi., Atto Not. Ferdinando A. Omizzolo, 2 agosto 1739). Il Bosco della Fontana era un faggete e il consiglio del comune nel 1891 ne approvava l'espurgo (A.C.F., Del. Cons. Coni., 25 ottobre 1891).

Prunno della Ganna. Altra fontana storica, in contrà Stona, da cui, a parti­re dal Settecento, prende nome l'attuale denominazione di Ganna (v.) (A.S.VÌ., Atto Not. Michele Lazzari, 30 settembre 1778).

Pubel. E la contrada orograficamente e panoramicamente più caratteristica di Foza. Si tratta di un dosso collinoso (Pubel, infatti, significa Collina), che corre in direzione nord-sud, staccando e separando la Valvecchia (v.) ad est, dalla Valpiana (v.) ad ovest. La sua denominazione, antichissima, è piuttosto mutevole e cangiante: si parte da Puvel (A.S.Vi., Atto Not. Andrea Fincati, 15 agosto 1531) perar-rivare a Puvil (A.S.Vi., Atto Not. Antonio Fincati, 25 settembre 1629) e a Pubel. Nell'atto costitutivo dei colonnelli di Foza del 1572, il Pubel figura elencato al terzo posto, dopo Gavelle e Labental (A.S.Vi., Atto Not. An­drea Fincati, 15 maggio 1572), ma dopo tre secoli, nella seconda metà del Settecento, il Pubel è il secondo colonnello del comune e comprende, ol­tre agli Omizzoli, ai Lunardi e ai Gheller del Capitello, ai Faganello, ai Menegatti Stain e ai Marcolongo Zanco, Cattanei e Cichelar, tutti i Cap-pellari di Foza: dai Tassi, ai Gret, ai Serveli, ai Minchel (A.S.Vi., Indice dei Protocolli di Michele Lazzari, 1755-1806).

Puverlaiten. O Pubellaiten. La denominazione si riferisce alle Rive o Pendii del Pubel e designa, in particolare, il dosso meridionale di San Francesco, che scende, a precipizio, dalla cima del colle verso la Val Frenzela (v.) (A.S.VÌ., Foza, Mappa Austriaca del 1835, f. 18).

Pra. Località ai confini con Gallio. Nel 1633 rappresenta una delle dieci con­trade principali (o colonnelli) del comune di Foza (A.S.Vi., Crestan Me­negatti, 13 novembre 1633). E da questa località che una delle tante famiglie dei Lunardi, quella ap­punto dei Lunardi Pra', prende il suo soprannome (A.S.Vi., Atto Not. An­tonio Fincati, 25 settembre 1629).

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Tratte dal libro di Don. Franco Signori "Foza una Comunità una Storia".

 

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