A
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Alberti
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Albi
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Albiz
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Ankule
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Artina
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Attareben
B
Badaile Badenecche Baltemel Battagia Bau' Belle Laiten Berchele Binchel Biasia Bisbant Boara Bocchetta Lora Bolleneraut Bora Marsa Boschi del Comune Bozzorcugola Buratta Busa Fredda Busa Segantini Busetta Fredda Buso dello Scaranto Busi delle Fade Buso del Giazzo Buso dello Scaranto Buso dei Sassini Caberloni Calcara Calcara dei Cibi Calten Loclen Camarette Campigolo Campiegnele Campo Campo Cavallo Campo del Nodar
Campo dei Sambugari. Alla fine dell'Ottocento era un sito della contrada di Ribenach (v.), in località Vallesella, dove il comune aveva destinato di costruire un pozzo d'acqua potabile per le contrade Ribenach (v.) e Costar (v.) (A.C.F., Del. Cons. Coni., 22 dicembre 1889). Deve il suo nome a delle piante di sambuco.
Campogalina. La località entra, la prima volta, nella storia di Foza come pertinenza del monte Miela, in una copia trecentesca dell'atto di donazione del Monastero di Campese all'abazia di Polirone (3 luglio 1127) (P. Torelli, Regestum Mantuanum, Roma 1914, doc. 199, p. 141-142). Ricompare poi, gli inizi del Quattrocento, in occasione di una lite confinaria con Enego (1430-1434) e si configura come in parte boschiva e in parte prativa e confinante a mezzogiorno con la montagna delle Fratte (v.).
A conclusione della lite, verrà divisa, quanto all'uso e alla proprietà, in tre parti: due andranno ad Enego e la terza a Foza (A.S.Vi., Atto Not. F. Branchar, 11 giugno 1434; vedi: F. Signori, Campese e il Monastero di Santa Croce, Cittadella 1984, pp. 66-67).
Dal Cinquecento in poi, Campogalina appare fra le proprietà comunali di Foza e come tale ceduta più volte, di quinquennio in quinquennio, insieme al Vanzo (v.) e più spesso al Miela (v.) a vari locatari, sia per il pascolo che per il taglio della legna (A.S.Vi., Atto Not. Gianesino Fincati, 14 luglio 1585; Atti Not. Crestan Menegatti, 8 settembre 1639; 26 agosto 1663; Atti Not. Pietro Menegatti, 21 luglio 1668 e altri.).
Il toponimo, se non deriva dal volatile domestico dei nostri cortili, potrebbe anche avere a che fare con Galdena, trattandosi appunto di un pianoro o Campo (v.) contiguo alla Val Gadena (v.).
In successione di tempo, questa denominazione di luogo muterà sostituita in parte dal toponimo Ronchetto (v.) e conservandosi invece sul Tonderecar (v.) chiamato anche Monte Gallina.
Caneve. Ovvero anche Cànove. Località prativa, arativa e ghiaiosa, il cui nome compare verso la seconda metà del Settecento ed è situata a Gavelle (v.), verso gli Stainer (v.) (A.S.Vi., Atto Not. Michele Lazzari, 27 giugno 1778; 8 settembre 1795).
Il toponimo, di origine latina (Canipa), significa semplicemente « Cantina, magazzino, luogo in cui si conservano i cereali o il vino».
Vedi: Chellar.
Capille. Località ad ovest di Col Cappon (v.).
Capitello della Piazza. O semplicemente il Capitello. Era cosi chiamato, infatti, il Capitello della Piazza, che un giorno dava il nome alla contrada omonima.
Nelle mappe austriache di Foza del 1834 e 1840, figura situato a sinistra della strada che dalla Piazza (v.) mena a San Francesco (v.), sul punto in cui dalla via principale si stacca il sentiero, ovvero Stakh, che scende in Val Vecchia (v.) (A.S.VÌ., Foza, Mappe del Catasto Austriaco 1835,1840).
Al suo posto, verso il 1860, sarà costruito l'oratorio della Madonna della Salette: tìtolo che verrà sostituito agli inizi del nuovo secolo con quello della Madonna del Rosario.
Oggi, al suo posto, anche se non nello stesso sito, sorge il monumento all'Alpino.
Capitello degli Omizzoli. Al bivio della carrozzabile che s'inerpica verso Marcesina e di quella che prosegue per Enego c'è ancor oggi un capitello chiamato degli Omizzoli, dal nome della famiglia che probabilmente l'ha fatto costruire e lo tenne per qualche tempo in custodia.
La sua presenza è testimoniata nei documenti sin dagli inizi del Settecento (A.S.VÌ., Atto Not. Ferdinando A. Omizzolo, 16 agosto 1735).
Vedi: Omizzoli o Lazzaretti.
Cappon. Vedi: Col Cappon.
Cargaor. Oggi storpiato in Cagaor. Il toponimo deriva dal latino Cargatorium (Vedi: D. Oliveri, Toponomastica Veneta, Venezia-Roma, 1961, p. 124) e designa una località situata « in contrà Gavelle », cosi chiamata perché vi si caricava la legna o il fieno (A.S.Vi., Atto Not. Michele Lazzari, 21 aprile). La denominazione riguarda anche il sentiero dello stesso nome che reca al Ronchetto (v.).
Carota. Si tratta di contrada o abitato nei pressi dello Slunf (v.), a sud-ovest dei Téssar di Sotto (v.) (A.S.Vi., Mappa Austriaca di Foza del 1834). Deve il suo nome a un soprannome degli Aberti (v.).
Carpenè. E cosi chiamata, nel Settecento, una stradella di nome anche Hacco (v.), sita nelle vicinanze dell'Hoachbalt (v.), da dove si può arrivare alle « Covole dette Camarette » (A.S.Vi., Atto Not. Michele Lazzari, 12 aprile 1762). A quanto pare, dovrebbe il suo nome ai Carpanedi (v.).
Carpanedi. Il nome designa sia una contrada che un colle.
La contrada Carpanedi o Carpenedi (m. 1062 s.m.) si trova sopra la Valcapra (v.), lungo la carreggiabile che dal Sasso Rosso (v.) conduce ai Lazzaretti (v.) e deve il suo nome alla famiglia Carpanedo, il cui capostipite documentato è un certo Zuandomenego di Zuanne fu Bernardino Grassi del Carpanedo, salito a Foza da Carpane, verso i primi decenni del Cinquecento (A.S.Vi., Atto Not. Pietro Maino, 20 settembre 1574).
Il Colle Carpanedi (792 metri s.m.), anticamente chiamato Gairech (v.), occupa invece lo spigolo orientale del Sasso Rosso dove la montagna, piegando bruscamente a nord, dà luogo alla costa destra della Valgadena (v.) (A.S.Vi., Atto Not. Ferdinando A. Omizzolo, 18 settembre 1750).
Castelgomberto. È il nome attuale di una montagna alta m. 1764 s.m., anticamente compresa nel toponimo generale di Miela Grande (v.).
La denominazione sembra emergere, verso la fine dell'Ottocento (O. Brentari, op. cit, p. 220), e collegarsi alle particolari forme di rocce a guisa di castelli che dal territorio di Foza guardano giù verso i boschi e i prati di Marcesina. Sino allora il toponimo in uso sembra essere stato quello di Lora (v.).
Su questa montagna, verso la fine estate del 1928, veniva eretto un cippo commemorativo al Generale Euclide Turba eroe della gloriosa brigata «Perugia» (A.C.F., Del. Cons. Com., 23 ottobre 1928).
Castellieri. Vedi anche: Castelloni.
Castelloni. Ovvero Castellieri o Casteldèr. Il toponimo designa dei torrioni di roccia calcarea che si innalzano e circondano a corona il monte Mie-la (v.) ed il Monte Fior (v.).
Il toponimo sembra sia già presente in una copia trecentesca dell'atto di donazione del monastero di Campese all'abbazia di Polirone (Mantova) col nome di Castelorium, come uno dei confini delle proprietà dei monaci di Santa Croce sul monte Miela (P. Torelli, Regestum Mantuanum, Roma 1914, doc. 199, pp. 141-142).
Oggi i Castelloni sono più conosciuti come Corone e il toponimo designa le più rappresentative: quelle a sud-ovest di Monte Fior, sopra il Sor-laro (v.).
Cattagni. È l'ultima contrada o abitato di Foza, sulla via di Enego, prima di imboccare le gallerie che conducono in Valgadena (v.).
E nominata in un atto di divisione patrimoniale dei fratelli Marco e Bartolamio Marcolongo del 25 ottobre 1629 (A.S.Vi., Atto Not. Antonio Fincati, 25 ottobre 1629). Deve il suo nome all'antica famiglia dei Catta-nei (cognome derivante dal patronimico militaresco Capitaneo, donde anche il nome italiano Gaetano), presenti a Foza sin dalla fine del secolo XV (A.S.VÌ., Atto Not. Battista Ferrazzo, 7 luglio 1481).
Celarghe. All'origine la pronuncia doveva essere Chelarghe.
Il prefisso « Che» (anche « Ca »), come « Ghe» (o anche « Ga ») in cimbro è una preposizione di stato o moto a luogo, che significa « Al » o anche «Agli» (Vedi voci come: Che-stona, Ga-velle, Ghe-velie, Ghe-sbant ecc.).
La voce Larghe, nel territorio di Foza, è una delle più antiche e documentate. Ci viene riportata, ad esempio, da una delibera della convicinia generale di Foza del 15 giugno 1491, che regola il pascolo delle pecore, delle vacche e dei cavalli sulle «larghe», create nei beni del comune (A.S.Vi., Atto Not. Battista Ferrazzo, 15 giugno 1491).
Il toponimo Che-larghe dovrebbe, dunque, significare Alle Larghe, come dire, ai Plezzi (v.) o Spiazzi, riservati indifferentemente a tutti gli animali di tutti gli abitanti del comune.
I primi Plezzi comunali, dunque, che la storia di Foza ricordi vanno ricercati e identificati colla zona prativa del Crachental (originariamente * Che-larghental).
Vedi: Crachental e Larlaita.
Ceschi. La contrada oggi chiamata anche Ravanelli si trova sulla via di Enego, fra i Cruni (v.) e i Lazzaretti (v.).
Deve la sua denominazione alla famiglia omonima, presente a Foza dalla fine del secolo XV (A.S.Vi., Atto Not. Battista Ferrazzo, 15 giugno 1491) e con casa domenicale in Piazza (v.).
Verso la metà del Seicento, la contrada dei Ceschi era uno dei sei colonnelli della convicinia comunale (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegat-ti, 21 luglio 1652).
Cestona. Vedi: Valcestona.
Chellar. Valle o « grabo », ad ovest di Labental. Il toponimo di origine tedesca o cimbra pare significhi « Cantine ». Oggi la sua pronuncia è « Chiar » o anche «Chier». Vedi: Caneve.
Chemple. Località di interesse archeologico nella contrà di Valcapra (v.) (A.D. Sartori, Storia della Federazione dei Sette Comuni Vicentini, Vicenza 1956, p. 48). Il suo nome è presente nei documenti notarili di Foza a partire dal 1531 (A.S.Vi., Atto Not. Andrea Fincati, 15 agosto 1531).
In un atto di divisione patrimoniale dei fratelli Domenico e Battista Contri fu Michele è chiamata anche Cornato (A.S.Vi., Atto Not. Antonio Fincati, 4 luglio 1605).
II toponimo, di significato comune, riferito oggi ai Chemple della Lo-ra, è di origine tedesca e significa all'incirca Campigolo (v.).
Chertal. Si tratta, come dice il nome, di una valle che nel Sommarione della Mappa Perimetrale Napoleonica di Foza del 1813 è abbinata alla contrada Ceschi (A.SVi., Foza, Mappa Perimetrale Napoleonica del 1813 e Sommarione, CV).
Il toponimo vive però anche in parecchi atti notarili, a partire dalla seconda metà del Settecento (A.S.Vi., Indice dei Protocolli del Not. Michele Lazzari, 1755-1806)). Il suo significato dovrebbe essere quello di Valle della Svolta (da Khear = svolta + Tal = valle). A meno non si tratti di una deformazione del toponimo Chesertal!
Vedi: Hertal.
Cheserech. Toponimo, di origine tedesca, che significa Colle della dieserà ovvero del casolare dove si fa o si conserva il cacio (Vedi: A. Baragio-la, op. cit., p. 26).
Parte dei beni divisi fra i fratelli Bortolo, Antonio, Gianese, Vittore e Vincenzo Omizzolo, il 24 settembre 1626, figura in contrà del Cheserech (A.S.Vi., Atto Not. Antonio Fincati, 24 settembre 1626).
Dall'Indice dei Protocolli del notaio Michele Lazzari, della seconda metà del Settecento, il Cheserech appare incluso nel colonnello di Ga-velle (v.) e precisamente nelle vicinanze dei Cruni (v.) (A.S.Vi., Indice dei Protocolli del notaio Michele Lazzari 1755-1806).
Chesertal. Ovvero Valle della Chésera. La contrada o abitato di questo nome compare in un atto di divisione tra i fratelli Domenico, Paolo e Stefano Marcolongo del 1543, e figura confinante coi beni dei Gheller (v.) (A.S.VÌ., Atto Not. Andrea Fincati, 9 agosto 1543).
Nella suddivisione della comunità civile in colonnelli del 1572, essa viene assegnata al primo colonnello ovverosia a quello di Gavelle (v.), che si estende dalla Valgadena (v.) « usque ad vallem del Chesertal » (sino alla valle del Chesertal) o, più precisamente, « usque ad viam per quam itur in Valstagnam » (sino alla strada che mena a Valstagna) (A.S.Vi., Atto Not. Andrea Fincati, 15 maggio 1572).
Chigner. La contrada, nei documenti comunali dell'Ottocento, figura sul sentiero che dai Carpenedi (v.) conduce agli Ori-Chiomenti (v.), quasi a cavaliere fra la Val Cestona (v.) e il Crachental (v.) (A.S.Vi., Foza, Mappa Austriaca del 1834). Deriva il suo nome da una menda dei Gheller (v.).
Chiomenti. Oggi la denominazione di questa contrada di Foza è quella di Ori-Chiomenti (v.).
Si trova anch'essa sul displuvio che separa la Valcestona (v.) dal Crachental (v.).
Nel 1633 rappresentava uno dei dieci colonnelli, cui era affidato il governo del comune (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegatti, 13 novembre
1633)-
La famiglia Chiomento, discendente da un Clemente fu Enrico di Germania, entrerà a far parte ufficialmente del comune di Foza, dopo settanta anni di domicilio, nell'anno 1568 (A.S.Vi., Atto Not. Gianesino Fincati, 21 novembre 1568).
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Chiomenti di Sopra
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Ciepar
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Ciscar
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Clamar
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Clezel
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Cloz
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Cnottener
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Cnotto Col Cappon
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Col della Lepre
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Col della Matta
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Col del Clezel
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Col Vento
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Comunanze
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Contesa
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Conzato
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Corda
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Cordina
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Corigolo
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Cornelle
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Cornon
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Corone
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Costalta
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Costar
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Costoni
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Covalcaro
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Covole
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Crachental
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Cristo
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Croce del Vescovo
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Cross Crote.
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Crume
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Cruni
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Tratte dal libro di Don. Franco Signori "Foza una Comunità una Storia". |