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TOPONOMASTICA SOTORICA

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Badaile. Località che prende il nome da un gruppo di case nel Crachenal (v.), abitate sin dal 1527 dai Badail (Soprannome di famiglia derivato da Badail heche (v. Badenecche) o Col della Battaglia).Nei documenti del Sette e Ottocento, è denominata anche Badai li (A.S.Vi., Atto Not. Giacomo Lunardi, 17 gennaio 1736) o Badailer (A.S.Vi., Catasto Napoleonico del 1813, Mappa Perimetrale e Sommarionc).

Badenecche. Si tratta di una montagna a nord-est del paese, alta 1463 s.m., che sovrasta le contrade di Lazzaretti (v.) e Gavelle (v.) e pare derivare il suo nome da una ignota battaglia: la sua denominazione più antica, infatti, risalente al Cinquecento è quella di Badail Heche, che in cimbro o tede­sco del posto significa Col della Battaglia (A.S.Vi., Atto Not. Gianesino Fincati, 1 novembre 1562).Ed è appunto cosi che viene chiamata nel Seicento: Col della Battaglia (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegatti, 17 settembre 1634), mentre nei documenti più tardivi di fine Settecento e inizi Ottocento è denominala anche Bazzanecche (A.S.Vi., Catasto Napoleonico del 1813, Mappa Perimetrale e Sommarione).Oggi il suo nome è Zomo.

Baltemel. Farina di Bosco? Bosco Miela?

Battagia. Vedi: Badenecche.

Bau'. Contrada della Valpiana. Il suo toponimo, vivo sino alla fine dell'Ottocento, è dovuto al cognome della famiglia o delle famiglie che l'abitavano (A.C.F., Del. Cons. Com., 22 dicembre 1889).

Belle Laiten. Il toponimo, mezzo tedesco e mezzo italiano, designa, nei documenti che lo riportano, una località in contrà Miela (v.). Compare una sola volta, il 27 Ottobre 1680, in un atto di vendita di un pezzo di bosco comunale da carbone (A.S.Vi., Atto Not. Marco Lunardi, .27 ottobre 1680).Il suo significato appare scontato: vuol due infatti Belle Rive.

Berchele. Località del Pubel (v.), chiamata anche Berclen.Il suo nome appare presente nella Mappa Austriaca del 1834, dove designa uno dei due piccoli dossi che, staccandosi dal crinale del Pubel, scende in direzione ovest sino alla contrada Tessar di Sotto (v.) (A.S.VL, Mappa Austriaca del 1934).Il nome, dal diminutivo tedesco di Berg, che significa semplicemente Montticello, risale attraverso i documenti dei notai sino al 1568 (A.S.Vi., Atto Not. Gianesino Fincati, 9 maggio 1568).Verso la fine dell'Ottocento il comune, alla presa col problema della costruzione di nuove case in pietra (molte case di legname e di paglia del Pubel erano state divorate dall'incendio del 1830), concede agli abitanti licenza di scavare pietrame e sabbia anche in questa località (A.C.F., Del. Cons. Com., 21 gennaio 1896).

Binchel. Località nei pressi di Gavelle (v.), oggi chiamata contrada Furlani (v.).Il nome, di chiara origine tedesca, significa Angolo (= Winkel). Il toponimo Binchel si fa incontrare in un documento del 28 settembre 1682, stipulato in chiesa parrocchiale, dove i massari di chiesa G.B. Marcolongo e Francesco Chiomento, insieme al parroco, vendono agli eredi del fu Giacomino Gheller un campo e tre quarti di terra al Binchel, in contrà Gavelle, entro i suoi confini e per un certo prezzo (A.S.Vi., Atto Not. Marco Lunardi, 28 settembre 1682).

Biasia. È nome sia di contrada che di strada.Fra coloro che nel 1540 vendettero, per la loro parte, a Giovanni Angarano la montagna del Sasso Rosso, figurano i due fratelli Biagio e Francesco della Biasia (A.S.Vi., Atto Not. Gianese Gaspare, II agosto 1544).La contrada dei Biasia, che avrebbe dato origine anche alla strada omonima e prestato il nome alla costa occidentale del Sasso Rosso, ha dunque radici profonde nella storia fozese.La continuità del suo nome, attestante la continuità del possesso stesso di una considerevole porzione del Sasso Rosso, è suffragata per altro da numerosi atti notarili di compravendita (A.S.Vi., Atto Not. Crestan Menegatti, 10 settembre 1659; 8 marzo 1663; Atto Not. Stefano Menegatti, 27 agosto 1677; Atto Not. Michele Lazzari, .31 luglio 1775).

Bisbant. Località e strada. La denominazione presente nel Sommarione della Mappa Perimetrale di Foza del 1813 e nella Mappa Austriaca del 1834, designa la strada comunale che, staccandosi da quella per San Francesco, scende in direzione est-sud-est, sino a raggiungere il Raut (v.) o Ronco del Pubel (v.) (A.S.Vi., Mappa Perimetrale e Sommarione del 1813; Mappa Austriaca del 1834). Il suo nome di derivazione cimbra o tedesca del posto, appare legato alla conformazione della località: un pendio prativo o un prato in pendenza (Bisa + Sbant = tedesco attuale: Wiese + Schwand), che caratterizza la costa orientale del Pubel (v.).

Boara. Vedi: Strada Boara.

Bocchetta Lora. Località di incontro della Valvecchia (v.) con la Lora (v.).

Bolleneraut. Fra i documenti archivistici, che riportano questo nome, c'è un atto di compravendita del 1571, col quale i governatori del comune cedono a messer Battista Faganello diciassette campi circa di terra, posti in contrà del Pubel (v.), in località chiamata appunto Bolleneraut, che con ogni probabilità, trattandosi chiaramente di toponimo cimbro o tedesco del posto, significa Ronco della lana.

Bora Marsa. Località situata al di sopra di Pria in Pie (v.). Deve il suo nome ad un tronco («bora») di abete, schiantato da un fulmine qualche centinaio d'anni fa e rimasto sul posto a marcire.

Boschi del Comune. Nella seconda metà del Seicento, erano cosi chiamati i boschi di faggio e di abete di Ronchetto (v.) e di Fratte (v.), ceduti in locazione soprattutto per il carbone (A.S.Vi., Atto Not. Marco Lunardi, 14 aprile 1673; I novembre 1673).

Bozzorcugola. Località boschiva, adibita dal comune di Foza, almeno alla fine dell'Ottocento, alla produzione di carbone vegetale (A.C.F., Del. Cons. Com., 17 aprile 1893).

Buratta. Ovvero, anche Buratta-Fratte. Da questa località, che fa tutt'uno colla località Fratte, il comune di Foza, verso la fine dell'Ottocento e gli inizi del secolo, ricavava in parte il suo legname da commercio (A.C.F., Del. Cons. Com., 27 giugno 1897; 2 aprile 1913).

Busa Fredda. Vedi: Calten Loclen.

Busa Segantini. O anche Val Segantini (A.C.F., Del. Cons. Com., 27 gennaio 1940). Località in parte boschiva, da cui, negli anni del primo dopo guerra, Foza ricavava parte del suo legname da commercio per le sue necessità finanziarie (A.C.F., Delib. Del Cons., 8 marzo 1023; 27 gennaio 1940).Deve, come pare, il suo nome alla presenza e al lavoro dei segantini, e che all'estate vi andavano a fare il fieno...

Busetta Fredda. Vedi: Calten Loclen..

Busi delle Fade. Un po' a sud del monte Zomo (v.) si possono incontrare certi incavamenti o nicchie nella roccia, fatte a guisa di sedili d'un coro, chiamati appunto Busi delle Fade.La leggenda vuole che le fate vi si riunissero qui, in certe occasioni, a parlamento (O. Brentari, Guida storico-alpina... p. 178).

Buso del Giazzo. In un documento del 1720 è chiamato anche Buso Freddo. Località situata « in contrà del Tonderech » identificabile con una « vali-sella che conduce alla fontana » (A.S.Vi., Atto Not. Cristano Alberti, 14 gennaio 1720). Più tardi il sito passerà il suo nome a uno dei boschi comu­nali da cui Foza, nel primo dopoguerra, traeva il suo legname da com­mercio (A.C.F., Del. Cons., 8 marzo 1923, n. 502). Vedi anche: Calten Loclen.

Buso dello Scaranto. Vedi: Scaranta o Scaranto.

Buso dei Sassini. Ad ovest di Malga Fratte (v.) c'è una conca fra rupi, tut­ta affumicata, sede, a quanto pare, negli anni intorno al 1760 di una schiera di banditi, capeggiati da Albano Bertizzolo di Enego, Marco Laz­zaretti di Foza e Spadone Rossi del Sasso di Asiago, i quali sparsero per molto tempo il terrore nei paesi vicini e lontani (O. Brentari, op. cit., p. 221).

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Tratte dal libro di Don. Franco Signori "Foza una Comunità una Storia".

 

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