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TOPONOMASTICA SOTORICA

Ciò che si può sapere sulle origini storiche e i cambiamenti di civiltà e di costume del passato sul territorio di Foza rimane legato, oserei dire, in misura rilevante alla sua toponomastica.

Si tratta di centinaia, se non di migliaia, di nomi di località, in parte ancor vivi nell'uso e in parte cancellati dalla memoria degli attuali abitanti, che de­signano monti, colli, valli, prati, pascoli e contrade, visitati quotidianamente dall'uomo, non da oggi né da ieri ma da secoli, e costituiscono il termine di riferimento più concreto dei suoi sentimenti e dei suoi ricordi.

Come ognuno può immaginare, ci troviamo innanzi ad un patrimonio culturale di primaria importanza, anche perché ci offre la chiave di lettura di una civiltà, mutevole nel tempo eppur sempre uguale, come la coscienza dell'uomo, a se stessa.

Ma c'è chi, in genere, vi si accosta da dilettante, accontentandosi della guida della propria memoria o di quella dei suoi avi, e c'è chi, persuaso dalla finitezza e labilità del ricordare umano, chiede maggior lume e orientamen­to alle testimonianze scritte del passato: alle mappe, ai disegni delle località contese, alle anagrafi civili e religiose, alle delibere dell'amministrazione pubblica, e soprattutto, come nel caso nostro, ai protocolli e alle abbreviatu­re dei notai, che conservando i vari atti di compravendita, divisioni patrimo­niali, contratti di locazione o di fìttanza ecc. offrono un materiale abbon­dantissimo e di prima mano, non altrimenti reperibile.

Le difficoltà, comunque, di una simile ricerca risultano, come nel caso nostro, accresciute e moltiplicate anche dalla originaria cultura « cimbra » del territorio in esame, dalla particolare vicinanza della sua comunità alla lingua e cultura veneta dei paesi finitimi (Foza, non va dimenticato, è la co­munità dell'Altopiano che per prima, a giudizio degli storici, si è staccata dal cimbro, giungendo nel suo insieme, a partire dal primo Settecento, ad in­tendere ed esprimersi « purgatamente » in italiano) e dal progressivo gra­duale assorbimento del suo dialetto nella lingua italiana.

Ora la toponomastica fozese rispecchia precisamente il travaglio storico di questa realtà, rimasta per secoli fluttuante e in continua trasformazione.

La prima e principale impressione, infatti, che si ricava da un semplice spoglio dei tanti toponimi, offerti in esame dalla documentazione scritta del passato, è quella di una comunità che passa insensibilmente dall'uso di una lingua a quello di un'altra, attraverso un periodo di curioso «black-out», in cui il parlante non è più in grado di adoperare con sicurezza né il dialetto di partenza né quello di arrivo (È il periodo, per intenderci, in cui il Zogo o Giogo o valico di un monte, come quello della Meletta o di San Francesco, veniva tradotto maldestramente con Spil, che in tedesco significa «giuoco», e toponomi come Sbarbarirti, che all'origine doveva significare Valle Nera, vengono reti dai notai del posto, incuriositi e al tempo stesso schifati di si­mili resti «li barbarie( con l'italiano Valle dello Sparviero).

Per quanto, infine, riguarda il criterio con cui si e cercato ili affrontare lo studio e la presentazione di questo materiale, in buona parte inedito e di non sempre facile interpretazione, possiamo dire ch'esso non si ispiri unicamente ad interessi di natura filologica o etimologica.

Accanto all'analisi della denominazione di luogo e alla eventuale proposta di un suo significato certo o probabile, si è voluto, infatti, tenere conto del suo uso e della sua portata culturale e umana, colla carica di ricordi e sentimenti che ancora oggi è in grado di esprimere e suscitare. Torna all'inizio>>

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Tratte dal libro di Don. Franco Signori "Foza una Comunità una Storia".

 
 
 
       
 
 
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